Perdersi in Venezia è molto semplice, da una calletta all’altra, da un ponte ad un campo, se non sei più che accorto ti ritrovi altrove, ma ditemi non è gradevole perdersi in questo mare di bellezze! Beh io vorrei invece portarvi piano piano dalla Piazza San Marco fino ad un localino veramente interessante.

Non preoccupatevi sarò attenta a non farvi perdere, lo farete poi quando vi avrò condotto dove desidero.

Allora partiamo dalla Piazza San Marco, lì è facile arrivarci ci sono sempre tante indicazioni. Guardando la bellissima torre dell’orologio dirigete i vostri passi verso quei due leoncini di marmo rosso. Quando ero piccola mi ricordo che, dopo la messa in Chiesa San Marco, i miei mi portavano a salire su quei leoni per farci fare una foto, ora non si può più… peccato, ma forse li abbiamo troppo usati, sono sempre più lucidi!

Allora, lasciata la piazzetta dei leoncini dove c’è il palazzo dell’Arcivescovado, proseguite, ma verso il canale e così arriviamo sul primo ponte, ponte della Canonica, siamo infatti dietro la chiesa di San Marco da cui un tempo si accedeva per andare alla Messa della domenica. Magico, è quello che vede il Ponte dei Sospiri, dall’interno della città e non dalla riva sulla laguna, e di sospiri a volte ne fai perché devi fermarti in quanto ci sono sempre gli appassionati dei selfie e della foto ricordo, ma procediamo.

A Venezia ti si aprono sempre delle luci come quando apri una finestra e dalle callette ecco appaiono i campi, sprazzi di luci, come con il campo San Filippo e Giacomo e, passata la farmacia, facciamo un ponticello, con le balaustre in ferro, ce ne sono pochi in città.  Scesi dal ponte il percorso, se non fai un angolo retto, ti porterebbe dritto dritto, passando uno splendido portale, alla chiesa di San Zaccaria. No, la teniamo in serbo per un altro momento, quel campo e quella chiesa del quattrocento meritano di essere viste e godute. Allora lasciamoci prendere da questo campo San Provolo. Beh un tempo, prima che un fuori di testa ci mettesse lo zampino, mettendo del liquido per farla morire, la casa che fa da fondale, in primavera era piena di fiori di glicine che profumavano, aroma che ti accompagnava a lungo per la strada.

Come dicevo Venezia è una sequenza di luci ed ombre così dopo il sottoportego riappare la luce nella fondamenta de l’Osmarin. Chissà se un tempo c’erano degli orti per avere questo nome, ora sul canale che si allunga sulla fondamenta, c’è un gran palazzo di tipo gotico e un incrocio di canali molto apprezzati dal gondolieri che portano i turisti anche a suon di musica.

Siamo quasi arrivati, basta fare ancora un ponte, ma che ponte, ponte dei Greci su cui incombe il campanile della chiesa bello storto, da foto chiaramente ed il canale è uno delle importanti vie per passare da una parte all’altra di questa zona di Venezia, infatti al di là del ponte si passa dal Sestiere di San Marco a quello di Castello.

Qui è il punto più difficile perché si deve scegliere se fermarsi a dissetarsi con l’acqua della fontana del campiello o proseguire tenendo la destra e fare la Salizada dei Greci!

Beh io vi consiglio di arrivare fino in fondo a questa salizzada ed entrare al Local.

I giovanissimi Luca e Benedetta Fullin hanno restaurato un ex negozio di materiali elettrici, io ricordo quando prima era la sede di un negozio di elettrodomestici, e lo hanno trasformato in un ristorante attento alla tradizione veneziana con molti elementi innovativi. Un ristorante che appare piccolo, ma ha una seconda sala, accogliente e con uno chef, Matteo Tagliapietra (per me Ricciolo) che vi farà gustare delle vere leccornie.

Originario di Murano è, come tutta la brigata di cucina molto «local» visto che arrivano da Murano o Treporti. Sous-chef Marco Vallaro, ai dolci Giuseppe Locatello, in sala Davide Albertini, in cantina Jacopo Rosa.

«Ricerchiamo gli ingredienti migliori di stagione – spiega Benedetta Fullin – per offrire piatti creativi, ma semplici. Tutto viene preparato nella cucina a vista. La nostra carta dei vini invece offre solo vini naturali».

Menu alla carta e menu degustazione, durante la settimana a pranzo il menu di mezzogiorno, tutti piatti gustosi anche se dall’aspetto sofisticato, mai scontanti, ma che risentono, pur nella loro moderna sembianza, del segno di una tradizione, quella veneta e soprattutto veneziana, che rispettano ogni giorno con serietà.

L’amore di Matteo per la cucina, ci dice, è nato quando era solo un bambino. È cresciuto nell’isola di Burano, che prima delle casette colorate e dei merletti, era famosa per la sua comunità di pescatori. Già da piccolo andava a pesca con suo padre e con il nonno, per poi stare dietro ai fornelli insieme alla madre, imparando ad apprezzare la qualità degli ingredienti reperibili in laguna, e la loro stagionalità.

Prima di approdare al Local Matteo ha lavorato in molte cucine importanti, dalla Locanda Cipriani al Bauer a Venezia, dai ristoranti stellati di Londra, alla Locanda Locatelli e poi al Nobu, passando anche per il famoso Noma a Copenaghen

Matteo ha così sviluppato il suo stile creativo, che prende ispirazione dall’antica tradizione culinaria veneziana e dagli ingredienti che la nostra terra, il mare e la laguna offrono, combinati ad un pizzico di internazionalità. Cerca sempre gli ingredienti di giornata e appena sono disponibili crea un nuovo piatto ed il menù è una costate evoluzione, proprio come le stagioni scoprendo i sapori di una cucina raffinata e creativa che più che mai riflette il territorio circostante. Una cucina quella dello chef Matteo Tagliapietra, 38 anni, molto legata al territorio, che sa reinterpretare in chiave contemporanea le ricette tipiche, usando tecniche moderne che gli vengono dalle sue esperienze all’estero.

Oggi a poco più di due anni dall’apertura, è ormai nota nel mondo dei ristoranti da gustare, dei posti dove farsi piacere perché è una nuova cucina veneziana, e, proprio come la città che ha influenze turche (provate assolutamente la Melanzana tataki, spezie, kefir, semi di basilico e albicocca), orientali, aggiungiamo giapponesi (ottimo il Risotto di gò, alga nori e katsuobushi) e altri spunti che il Noma di Copenhagen di René Redzepi gli ha lasciato (eccellente il dessert semifreddo al sedano rapa, sedano candito, granita di levistico e terra al malto). Ma non dobbiamo dimenticare che non è solo la cucina che fa un ristorante, ma anche l’accoglienza che deve essere sempre gradevole, educata, attenta, specie in un locale dove si entra direttamente davanti alla cucina e al bar, e qui c’è Davide Albertini, 13 stagioni al Cipriani di Venezia, esperienza in montagna d’inverno, tra i tanti, da Norbert Niederkofler.

Ma anche il locale ha avuto, nella sua ristrutturazione, tutte le attenzioni dovute ad un ripristino di spirito veneziano. Per rimanere in linea con la filosofia della proprietà, anche gli interni del ristorante sono stati studiati, utilizzando alcuni tra i migliori artigiani locali. Il design della cucina prende ispirazione dalla tradizione, combinata ad elementi moderni. Dal momento che la trasparenza è uno dei loro valori, hanno deciso di fare una cucina a vista, e gli ospiti possono ammirare così gli chef al lavoro. Il pavimento, un terrazzo alla veneziana, è fatto a mano. Ci hanno fatto inserìre più di 5000 murrine che rappresentano il loro logo, tutte fatte a mano a Murano, da esperti mastri vetrai. Durante la ristrutturazione hanno trovato dei “masegni” (pietre di pavimentazione, in dialetto veneziano) originali, che hanno impiegato per la pavimentazione della cantina. Tavoli, sedie e cantina sono stati fatti su misura e a mano da Remo Pasquini, ricavandoli da pregiatissimo legno di rovere, mentre la plancia del bar è stata ricavata da botti di Valpolicella sezionate. Le lampade invece sono state disegnate da loro e riprodotte da un artigiano locale. Le traverse (grembiuli in dialetto) dei camerieri sono state cucite da Rosalba Paparone, la stilista di Soe Venezia, tutti elementi che denotano la passione che anima questo locale che, pur avendo i tavoli senza tovaglia, ha nella sua pulizia di forme, un’eleganza che si esprime poi con i piatti che arrivano al tavolo.

Vi avevo promesso un’esperienza interessante girando per calli, campielli e callette ecco che con 4 ponti siete giunti a gustare dei piatti di ispirazione veneziana ma…con la creatività di Matteo e del suo team.

Buona degustazione buon piacere della vita di essere in una bella città come Venezia.


Local, Castello 3303 ,
30122 Venice
+39 041 2411128
info@ristorantelocal.com

 

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Architetto veneziano, Roberta Candus, dopo un periodo di lavoro in questa veste, viene portata a Parigi dalle vicende della vita dove, per oltre ventanni lavora per il Club Mediterranèe, a Parigi e nei villaggi del mondo per poi, dopo un'immersione nel marketing, arriva a Milano come direttore comunicazione ed immagine dell'azienda francese. Per una sua esperienza a Vittel crea il circuito per il Club Med prima Interprofessional, quindi il Club Med Cup. Per la prima volta, quale sponsor dell'Open d'Italia crea i team degli sportivi nelle ProAm e, sempre legate allo sport, il Giro d'Italia in vela con Cino Ricci. Lasciati i francesi apre a Milano la sua società di comunicazione promuovendo il Cile attraverso le prime giornate gastronomiche presso il Jolly Hotel. Esce con il primo magazine Stil nel 1998 di cui è direttore per il target dei fumatori di sigaro e pipa abbinando così il suo circuito Cigar Golf Cup con degustazioni e momenti piacevoli di abbinamenti. Appassionata di distillati oltre che di sigari è presidente dell'associazione Fumatori di sigari Golfisti epicurei. La sua ricerca per tutto quel che è buono, genuino, per tutti i piaceri della vita che la natura può offrire, come sottolinea sul pay off del magazine Golf&Gusto, il periodico per gli amanti del gusto della vita, l'enogastronomia entra sempre più nelle sue corde e così nella serie di eventi Golf&Gusto Cup si possono conoscere piccoli produttori di grandi prodotti. Il fil rouge "il gusto del gioco, il gioco del gusto" fa capire il desiderio di fare cultura su questo nostro mondo ricco di piccoli, grandi produttori. Ormai da 12 anni frequenta anche il mondo degli chef per cui lo scorso anno, spinta da uno simpatico stellato, da' vita al nuovo format "Chef in Green" per far conoscere anche a loro il piacere di questo sport all'aria aperta in cui ci si batte contro se stessi per migliorarsi e condividere spazi molto belli e dialogare tra loro e con possibili clienti, conoscere prodotti, in un contesto open air diverso e bellissimo.

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