Era molto che promettevo a Giancarlo Perbellini di andare al suo Ristorante a Verona, ma non essendoci ancora riuscita, al Bocuse D’Or mi dice di fare un salto alla sua nuova locanda, è a Milano e non avrò la scusa della difficoltà di arrivarci. Così mi guardo l’indirizzo sul telefonino: 40 minuti, poco più di 2 km e mezzo da casa, praticamente mezzo percorso di golf, 9 buche senza giocare, ma attenzione ai semafori! È una bella giornata calda, ma amo girare a piedi, così vedo tante cose e posso farlo al mio ritmo che non è così lento per cui mi attardo davanti ai negozi per arrivare non troppo presto, mi segnalava l’apertura alle 12,30.

Sapevo che era piccola e lo è infatti, mi avevano detto che se andavo la sera avevano solo un tavolo disponibile, il mattino invece mi accoglie un tavolo da due con una bella parete di ardesia al mio lato, quale protezione. L’architetto Silvia Bettini ha giocato su tre elementi: rame, legno wenge e ardesia, una vetrata sulla strada illumina la mia saletta, ma i vetri sono sabbiati per non permettere la visione all’interno, ma dare solo la luce. Mi sento bene, ho sempre amato l’ardesia, ne ho usata quando facevo l’architetto ed ora con piacere vedo che spesso è usata a supporto del cibo, così nera e così lucente. Ma veniamo a noi, una simpatica signorina, poi scoprirò che è la, da pochissimo, moglie dello chef quindi una signora, con grembiule color tabacco, fatto su misura con guarnizioni in pelle, sotto si vedono i jeans, mi fa vedere le altre salette… è proprio piccola la Locanda Bistrot, 34 posti in tre locali di cui il bar dove si preparano i piatti. In brevissimo, si riempiono le salette, i signori vicini al tavolo sono habitué, lavorano poco distante e mi consigliano subito i piatti da non perdere. Il passaparola ha fatto in breve il suo lavoro!

il menu è veramente racchiuso in un foglio A4 piegato inserito in una cartellina di pelle. 5 Antipasti, 5 primi piatti, 4 secondi e 12 vini al bicchiere, l’acqua è la Lurisia, bottiglia lineare Stille con acqua pura e leggera (con un residuo fisso tra i più bassi d’Europa) della Fonte Santa Barbara. Proviene dal monte Pigna, a 1460 metri sul livello del mare, in un ambiente incontaminato e lontano da possibili fonti di inquinamento. Beh anche qui c’è la ricerca e la semplicità, ma nella raffinatezza.

Quel che mi colpisce subito è il prezzo che va dai 9 euro per la Spuma di cipolla, pane al pomodoro, basilico e pepe, ai 19 per il guanciale di vitello brasato, purè di patate e porri fritti. Sembrano piatti semplici, alcuni con impronta milanese, ma rivisitata ….non vedo dolci e guardo l’altra cartellina, qui sono ben 152 le etichette tra bollicine, bianchi italiani, rossi italiani, 13 esteri e 7 vini da dessert di gran valore. Chissà come riusciranno ad abbinare tutti questi vini a così pochi piatti e a che dessert che non ci sono in carta?

Mi portano subito un Franciacorta Brut e brindo con i due vicini che lo scelgono pure per iniziare, decisamente il locale senza pretese pur essendo lineare, pulito, raffinato, caldo anche con quel suo coprimacchie in carta con il logo Locanda Perbellini Bistrot Milano, si rende molto simpatico e sembra di essere quasi a casa, l’approccio è istintivo, easy si dice!.

Siamo pieni in un battibaleno di colletti bianchi della zona, qui ci sono tante sedi di banche, ed arriva il mio primo piatto che purtroppo vedo, ma non posso gustare con il disappunto dei vicini che lo reputano imperdibile. Spuma di cipolla, pane al pomodoro, basilico e pepe, già ho dimenticato di dire che io e la cipolla, il cipollotto, l’erba cipollina, il porro e tutta la famiglia non andiamo troppo d’accordo. Ma subito subentra La frolla di Grana padano, finocchio brasato, pesto e sedano croccante, una delizia nelle diverse consistenze che mi fa sentire a mio agio. Sempre passando con nonchalance tra i tavoli Rosalisa mi porta poi uno dei piatti ormai icona della Locanda, un piatto milanese il Vitello tonnato che non mi ricorda affatto quello che avevo sempre aborrito quando nei ristoranti me lo proponevano. Delizioso, fresco, estivo nel suo presentarsi così allegro con i pezzetti e pezzettoni d’uovo, dal rosso ancora morbido, sul vitello sottile e spiegazzato, un tocco di acciuga e qualche cenno d’erbe.

Il vino è andato giù e mi porta un buon Riesling ad accompagnare i Ravioli. Mi raccomando pochi che già mi preoccupo perché non riesco a finire i piatti, purtroppo assaggio, difficilmente riesco a terminare una porzione e per evitare lo spreco me ne portano solo due. Già proprio buoni questi ravioli ripieni alla bolognese, grana padano e pepe nero. Sbirciando i tavoli dei vicini, la curiosità mi fa notare uno spaghettino tutto nei toni del verde, è una insalata tiepida di spaghetti, pesto di basilico, pomodoro confit e lime. Delizioso è dir poco, non potevo perdermelo, il bello di questo luogo, almeno a me è successo che, come ti vedono un piatto, gli altri lo ordinano. Ora devo assaggiare un secondo e chiaramente scelgo il piatto che mi faceva sempre mia madre, la Parmigiana. La porzione arriva anche questa volta ridotta e così ho fotografato la mia e quella dei vicini. Diverse forse anche nella consistenza? Ne parlavo con lo chef Antonio Cacciafoglia spiegando che non avevo trovato la croccantezza nelle melanzane che aveva il piatto della mia mamma, forse era la sua ricerca di tenere tutto più morbido? Beh comunque, buona. E così io finivo quando invece mi arriva in tavola un Origami “Inferno e Paradiso” per scegliere il dessert, chiaramente me lo hanno consigliato i vicini che, essendo quello il pranzo, non lo avrebbero preso perché troppo buono, avrebbero poi avuto un abbiocco, ma io lo avrei ben recepito rifacendo la strada a piedi, anche se devo dire non ho problemi di linea.

La Millefoglie con cui ho concluso è, un’apoteosi, una gioia per i golosi, si ritorna bambini, si vorrebbero mettere le dita anziché il cucchiaio, che bel gioco d’infanzia! Grazie Giancarlo! Il caffè ci vuole ed è pure buono, ben sapendo che se una macchina non può fare tanti caffè di seguito, la tazzina e il suo contenuto ci rimettono in bontà.

Ottimo servizio, seguivo anche l’altra signorina che si occupava degli altri tavoli, sorridente, sollecito, con un bel ritmo nell’uscita dei piatti dalla cucina pur piccola. Come ho detto i prezzi non sono quasi da Milano, sono davvero competitivi in una città in cui è decisamente semplice mangiare maluccio, spendendo anche il doppio. Perbellini ha quindi oltre che fatto questa scelta e quella di cambiare i piatti in carta, seguendo giustamente la stagionalità degli ingredienti, ma aggiungendo piatti speciali fuori carta da proporre settimanalmente, per arricchire ulteriormente la proposta, che varia dal pranzo alla cena che si propone la sera di sei antipasti, cinque primi e cinque secondi.

La sua scuola si nota e le scelte dei collaboratori sono oculate, Antonio Cacciapaglia è con Perbellini da 8 anni, prima ha lavorato con Gennaro Esposito, poi è stato 4 anni alla Locanda di Hong Kong con Rosalisa Guagnano che oggi è sua moglie, qui c’è anche Alice Perini anche lei in sala che è stata a Isola Rizza per qualche anno, poi in Australia. Michael Pozzi infine, socio che condurrà come chef la Locanda, arriva da un’esperienza al Tapasotto. Perbellini è da diversi anni uno degli chef stellati più dinamici imprenditorialmente: dal ristorante gastronomico Casa Perbellini (due stelle Michelin) alla Pizzeria Du de Cope, la cicchetteria Tapasotto, la pasticceria Dolce Locanda, il ristorante di pesce Al Capitan e la trattoria moderna Locanda 4 Cuochi. Solo a Verona. Perché poi ci sono anche il Dopolavoro al JW Marriott in Isola a Venezia e La Locanda by Giancarlo Perbellini a Hong Kong. E presto si aprirà anche una nuova sede della Locanda in Bahrein. Ma per ora senza andar troppo lontano se desiderate una buona cucina ed un simpatico locale andate Locanda Perbellini
Via della Moscova 25
Milano
+39.02.36631450
Chiuso la domenica.

 

 

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