In questo sito normalmente si parla di cucina, alta cucina, ma non solo, di vino, di ristorazione e delle persone che ne fanno parte, ma poiché ci siamo inseriti nel mondo del golf, come non possiamo parlare di colui che ieri ci ha fatto palpitare, emozionare ed ha posto il nome dell’Italia sul gradino più alto di un podio importante: Francesco Molinari, vincitore di un Major, cioè di uno tra i più importanti eventi del numeroso calendario mondiale, dedicato allo sport tra i più giocati al mondo!

Nel 147° Open Championship, il più longevo evento di golf svoltosi sul difficile percorso del Carnoustie Golf Links (par 71), a Carnoustie in Scozia, il nostro azzurro ha ritirato il famoso e ricercato Claret Jeg.

È un anno di grazia per il trentacinquenne torinese che ha infilato ultimamente tre vittorie stagionali: ieri, nel BMW PGA Championship (European Tour) e nel Quicken Loans (PGA Tour). Nelle ultime sei gare giocate ha ottenuto oltre ai tre successi anche due secondi posti con un rendimento che nessun altro campione in questo momento può vantare. Che settimana” ha detto Molinari. Ovviamente è incredibile stare qui tra tutte queste persone, molte che dovrei ringraziare – prima di tutto la mia famiglia per il supporto che mi da’ quando giro per il mondo; mia moglie è una parte molto importante della squadra. Ciascuno dei miei allenatori è stato una parte importante del viaggio per arrivare qui, quindi grazie per il lavoro svolto. I volontari e i fan che mi hanno seguito e che mi rendono l’atmosfera del golf sempre migliore.
Ero tranquillo nel round finale dell’Open, pur giocando con un mostro sacro come Tiger Woods. Ma forse mi sentivo pronto per questo risultato.

Si, era tranquillo lo si vedeva dalla camminata, eretta, come se il campo non gli facesse paura, il vento lo infastidisse, ma non più di tanto. La postura di un uomo, specie quando è concentrato, rivela tutto. Ricordo sempre come me lo aveva fatto notare, tanti anni fa, durante gli Open un grande maestro di golf  “…osserva Seve (Severiano Balesteros) come cammina, come avanza, le sue gambe dritte, non si preoccupa dove mette i piedi, vanno da soli l’uno davanti all’altro e tutto il suo corpo è teso a quel che ha nella mente”   È vero e Francesco aveva in mente un sogno e quello era il giorno per realizzarlo.

Questo evento, nato nel lontano 1860, è il major più antico e affascinante al mondo, un torneo super che è sinonimo di golf. L’Open Championship, British Open, come lo ricorda ancora Roberto Livraghi, è stato disputato per la prima volta (con 8 partecipanti) nel 1860. È una delle 4 tappe annuali del Grande Slam. Un evento show, che dal 1860 s’è sempre giocato salvo in tre occasioni: nel 1871, quando non si trovò l’accordo sul premio da destinare al campione, tra il 1915 e il 1919 e tra il 1940 al 1945, a causa della prima e seconda guerra mondiale. Nel 2000 a St. Andrews, nel tempio del golf, l’Open Championship ha raggiunto quota 239.000 spettatori, il record assoluto della competizione. Con un’ondata di pubblico che ha accompagnato alla vittoria il fuoriclasse del green, Tiger Woods.

Che storia questo evento, il primo a conquistare il torneo fu lo scozzese Willie Park Senior. Il primato di vittorie spetta invece al britannico Jersey Harry Vardon, che ne ha ottenute sei. Ora ecco entrare e siglare il suo nome sul famoso Trofeo Claret Jug, che iniziò ad essere consegnato nel 1872, perché Young Tom Morris lo aveva vinto tre volte quindi gli restava di diritto, e allora ne fu fatto un altro, l’attuale Claret Jug conferito inizialmente a Walter Hagen per averlo vinto nel 1928. Il vincitore deve restituire il trofeo prima dell’apertura dell’anno successivo, cosa fatta da Jordan Spieth vincitore 2017, ne riceve una copia da conservare in modo permanente e ogni anno, il nome del vincitore viene inciso sul Claret Jug, prima che gli venga presentato a fine evento.

Popolarissimo sport soprattutto negli Stati Uniti, Giappone e in Inghilterra, il golf ha fatto la sua comparsa in Italia nel 1900 e fece parte del programma olimpico nel 1900 e 1904; e, dopo diversi incontri fra i massimi esponenti dei tornei europei e americani con il Comitato Olimpico per un possibile ritorno del golf all’edizione 2016 dei giochi, che avvenne, il 9 ottobre 2009 il Comitato Olimpico Internazionale stabilì il rientro di tale gioco nel programma olimpico.

inventato sembra dai pastori per passare il tempo quando governavano le pecore, nella metà del XIII secolo, non si sa se in Irlanda o Scozia, questo sport ha una stima nel mondo di 70 milioni di praticanti, in Italia purtroppo il golf è ancora indietro perché ancora valutato ingiustamente sport d’elite, per ricchi e per persone che non possono più fare bene gli sport più dinamici.

Ma veniamo al nostro eroe veniamo a Francesco Molinari. La sua famiglia praticava il gioco del golf quindi Francesco, all’età di otto anni, ha cominciato a giocare al Circolo Golf Torino. Dopo una brillante carriera da amateur è passato al professionismo nel 2004. Dopo la laurea in Economia e Commercio presso la Facoltà Luigi Einaudi dell’Università degli Studi di Torino. Nel 2006 vince l’Open d’Italia, al Castello di Tolcinasco, ricordo ancora con emozione, primo italiano dai tempi di Massimo Mannelli nel 1980. Nel 2009 vince, assieme al fratello Edoardo, anch’esso professionista, la coppa del mondo di golf. È la prima volta che una coppia italiana si aggiudica il trofeo.

La sua vita si arricchisce nel 2007 con ii matrimonio e Valentina Platini, fotografa reporter free-lance per giornali sportivi, poi le da un figlio, Tommaso. Nel 2010 partecipa alla Ryder Cup ed è vittoria europea, vince poi nuovamente l’Open d’Italia nel 2016 al Golf Monza. Ora eccoci, saltando parecchie belle tappe, a questo ultimo periodo in cui ha infilato dei bellissimi traguardi coronati da quest’ultima vittoria.

Noi lo aspettiamo ora alla Ryder Cup, a settembre a Parigi, e desideriamo vederlo, nella prima settimana di aprile 2019, indossare la Green Jacket al The Masters negli Stati Uniti, all’Augusta National Golf Club, un percorso privato negli Stati Uniti sudorientali, nella città di Augusta, Georgia. È un evento ad inviti ai migliori giocatori e dal 1949, viene assegnata al campione una giacca verde, che deve restituire alla club house un anno dopo la sua vittoria, anche se rimane di sua proprietà personale e viene posta, con giacche di altri campioni, in un guardaroba appositamente designato. Il percorso Augusta National, che è stato inaugurato 85 anni fa nel 1933 ed è stato modificato molte volte da diversi architetti, ha visto l’ultimo vincitore nell’americano Patrick Reed, grazie ad uno score di -15.

Eccovi quindi una breve carrellata su alcuni momenti importanti del golf mondiale a cui, venendo con noi a provare questo sport difficile anche per i dilettanti, come siamo tutti noi appassionati, e non professionisti come Francesco, potrete accedere seguendo sui canali tv le imprese golfistiche e cercando nel nostro piccolo di imparare a confrontarvi sempre con voi stessi ed il percorso, che detta legge, e ad apprendere la correttezza in campo, come nella vita, la tenacia per arrivare, l’umiltà se non si riesce, a dare le priorità studiando sempre le strategie, ma anche creatività, forse non troppa, ma non vi sembrano elementi giusti anche per chi si occupa di cucina?

Mi si chiedono sempre è sport o gioco?

Il Golf è uno sport ed ha tutte le caratteristiche per esserlo: attività fisica, senso di competizione, regole da rispettare. Ed è ormai anche tra le discipline incluse nel programma delle Olimpiadi.

Vi abbiamo dato alcuni elementi, ma continueremo a fornirvene perché desideriamo, con questi nostri appuntamenti con Chef in Green, il gusto del gioco, il gioco del gusto, e Golf&Gusto, darvi il piacere di questi momenti, quelli che una pallina che rotola e cade in buca, con quel suo suono roco, che vi offrono, facendoci dimenticare tutto il resto, almeno per un momento!

 

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