Giocare a golf non è solo camminare lungo i fairways di un percorso, ma è anche cercare di mettersi in gioco ad ogni colpo, cercare di superare sempre se stessi, di migliorare ad ogni buca. Purtroppo facile da dire, non semplice da attuare.

Per i nostri eroi poi, di cui la maggior parte sono neofiti, cioè il golf lo vedono per la prima volta, il ferro o i ferri che il maestro mette loro in mano, sono cose nuove. Quindi da parte loro per divertirsi ci deve essere una buona voglia di capire. Capire come si tiene, come ci si posiziona sul terreno, come si fa il movimento, come si imbuca. E qui sulla prima gara il putting green, quel tappeto verde con tante buche per allenarsi, la cosa è anche abbastanza semplice, non certo intuitiva, ma… diventa più complesso quando nella gara di nove buche ti senti anche il peso della responsabilità che è quella di imbucare nel minor numero di colpi possibili per agevolare lo score del compagno e non distruggerlo.

Devo dire che in questi anni abbiamo sempre trovato dei giocatori che si sono divertiti perché forse si sono rivisti quando hanno cominciato e quindi sono stati molto carini con i neofiti, facendo veder loro la linea del tiro, spiegando un colpo per nulla facile fatto non solo di pendenze da capire, ma anche di forza. Infatti di solito non intuendo le distanze o sono cortissimi o sparano dei tiri lunghissimi anche se hanno fatto lezione prima con il maestro, ma i golfisti sanno che questo colpo al putt è frutto di tanta attenzione e di sensibilità che si acquisisce e…purtroppo a volte si perde, basta una mancanza di concentrazione pur piccola.

Ma veniamo al pomeriggio del 5 novembre quando in formula shot gun, quindi ogni team da una buca diversa, i nostri eroi sono partiti per giocare in coppia con i giocatori del circolo del Castello di Tolcinasco.

Certo che in breve, forse per farli divertire un po’ per trasmettere loro il piacere di uno swing abbiamo notato, nelle belle foto di Cristiana, che la maggior parte non si è limitata al gioco con il putter, ma hanno provato ferri, legni… un po’ di tutto.

Il dare il cinque o batti il cinque, in questa gara l’abbiamo visto ripercuotersi di team in team per trasmettere la soddisfazione del colpo effettuato. Così il gesto tipicamente statunitense, della cui origine sono state formulate diverse teorie e che, in Italia, cominciò a diffondersi negli anni ottanta, forse attraverso le trasmissioni delle partite di pallacanestro NBA che ebbero una certa popolarità tra i più giovani, ecco che l’espressione “dammi il cinque di Jovanotti, con uno dei suoi primi successi, “Gimme five” lo abbiamo visto anche sul percorso di Tolcinasco. Vuol dire che si divertivano e lo hanno dimostrato al rientro, quindi questo evento non solo serve a portare gli uomini della ristorazione per un giorno fuori dalle porte del loro ristorante, ma oltre ad essere nel verde, è far la conoscenza con altri appassionati di uno sport come il golf che rende piacevole il contest, se poi aggiungiamo che gli chef possono poi, almeno alcuni, farsi poi conoscere nella loro identità di appassionati di cucina, e professionisti in quel campo, ecco mi pare che sia veramente un buon connubio.

Alta Cucina, Grande Ristorazione e il Golf sono elementi che parlano sempre la lingua di appassionati, di voglia di far bene, di raggiungere dei traguardi, lo chef le varie stelle o guide che in questo periodo continuano ad uscire, i golfisti abbassare il loro hcp, handicap, cioé differenza tre il loro gioco in numeri di colpi eseguiti ed il numero previsto dal percorso su cui giocano! Sempre una questione di sfida con se stessi, quella che la vita ti sottopone ogni giorno e che dobbiamo subire e vincere!

Allora alla prossima sfida sul green attendendo il nuovo calendario Chef in Green – Chef on the Green!

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