Già passati 11 anni dalla prima presentazione di Romitorio di Santedame, nome che deriva dalla cappella risalente al XV secolo che rappresenta l’unica traccia rimasta di un monastero Benedettino che un tempo comprendeva tutta la tenuta. La cappella nasconde all’interno un meraviglioso affresco raffigurante la Madonna con Bambino attribuito alla scuola del Ghirlandaio.

Ecco allora i tempi cambiano e pure i vini si modificano per andare incontro alle esigenze dei consumatori e il Romitorio di Santedame si muta in Gran Selezione, e l’etichetta storica, nata nel 1990 come Toscana IGT, si presenta a Milano nella sua nuova veste. Vino pioniere e prodotto in edizione limitata è stato testimone dell’importanza che Ruffino ha sempre attribuito alla ricerca e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni toscani. L’uvaggio era un tempo basato sul Colorino e una piccola parte di Merlot ora su Sangiovese 90%, Colorino 10%.

Allevato in un singolo poggio di una delle zone di produzione più prestigiose dell’intera denominazione: la Conca d’Oro di Castellina in Chianti, non ha solo una fortunata combinazione di suolo, altitudine ed esposizione che rende quest’area un terroir privilegiato. L’altitudine, 400 m, l’esposizione sud e i terreni ricchi di scheletro, galestro e argilla molto ben drenati, sono ideali per la coltivazione del sangiovese, ed è quindi qui che crescono le viti dedicate alla produzione del Chianti Classico Gran Selezione Romitorio di Santedame. Ma non basta perché ad aggiungersi, per aiutare la natura, ci si mette la ventilazione e l’area boschiva vicina che garantiscono inoltre un’ottima escursione termica, preziosa per la corretta maturazione delle uve e lo sviluppo di sostanze polifenoliche fondamentali per la componente aromatica del vino.

Così, in una giornata di novembre a Milano, eccoci a degustare Romitorio di SanteDame Gran Selezione, di uve di 250 ettari di cui 70 vitati, in cui troviamo nuovamente questo rubino intenso che porta subito al naso i sentori tipici del Sangiovese, la frutta matura, rossa come l’amarena e la prugna con note eleganti di balsamico, ma non ultimo, seppur poco anche il Colorino. L’affinamento in grandi botti di rovere per 24 mesi amalgama bene i due vitigni presenti.

Nota in tutto il mondo, Ruffino è stata fondata nel 1877 a Pontassieve, nei pressi di Firenze, dai cugini Ilario e Leopoldo Ruffino, che realizzarono il loro sogno di creare grandi vini dando vita a una piccola cantina tra le colline fiorentine.

Negli anni cinquanta e Sessanta, periodo della “Dolce Vita” non c’era star che disdegnasse il Rosatello, il primo rosato italiano presentato nel fiasco, oggetto diventato poi culto. Il fiasco fu quindi per molto tempo un grande sigillo territoriale toscano per antonomasia, era il vino Chianti, diventando questa bottiglia con la paglia, portavoce di Toscanità e Italianità in tutto il mondo.

Da subito questa azienda, ora proprietà del gruppo statunitense Costellation Brands, con un fatturato di 106 milioni di euro, 25 milioni di bottiglie, 350 ettari con 30 etichette e 160 dipendenti, si è distinta a livello internazionale come simbolo della viticoltura italiana di qualità. Vanta 6 tenute nei territori più vocati della Toscana dalle quali nascono le denominazioni vinicole più importanti: Chianti DOCG, Chianti Classico DOCG, Toscana IGT e Brunello di Montalcino, dislocati sul territorio toscano: Poggio Casciano, Montemasso, Santedame, Gretole, Greppone Mazzi e La Solatia.

 

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