“Essere invitati era un privilegio, era trovarsi sempre in mezzo agli eventi, ai mutamenti, al futuro. Non c’è luogo in Italia, o forse in Europa, dove tanta gente celebre si sia alternata, felice di esserci, di incontrare la società milanese.” - Natalia Aspesi

Ora non sarà più così, il rapporto tra il Brand Martini e la città, aprendo all’animo non solo glamour, ma anche business di Milano, non permetterà che la possibile presenza solo in eventi di prestigio, ma legati al brand.

Ecco allora che, in occasione della ricerca sulla percezione del gusto amaro condotta dalla “palatologa” inglese , nasce “Ama l’amaro” di Niki Segnit, si è potuto vivere questo luogo simbolo milanese che l’architetto Tomaso Buzzi, aveva realizzato nel 1958.

La Terrazza Martini domina il centro storico di Milano e offre, dal grattacielo di Piazza Diaz, uno straordinario colpo d’occhio sulle guglie del Duomo, così vicine da sembrare a portata di mano. Il grande cinema per decenni è stato al centro dell’attività di questo luogo sempre magico, con presentazioni di star internazionali e anteprime di film che hanno segnato un’epoca, a cominciare dalla Dolce Vita di Federico Fellini, delle quali rimane un’ampia iconografia. In quelle occasioni la Terrazza si apriva a critici e giornalisti, che avevano non soltanto l’opportunità di vedere la pellicola, ma anche di trovarsi a tu per tu con autori e interpreti. Le immagini dell’epoca della Dolce Vita e dei suoi personaggi si ritrova nelle zone di passaggio dei tre piani in cui è stata riproposta, dallo studio iL Prisma che ha curato il rinnovamento di questa icona, dopo 60 anni. 1110 mq, cinque sale per eventi su tre piani che raccontano in maniera contemporanea la storia e il futuro della Terrazza Martini.

Alla base del lavoro l’idea di  evocare uno spazio aperto di tipo urbano, una sorta di “cortile classico” che, pur conservando echi milanesi, potesse trasmettere il respiro internazionale che il nome Martini ha ormai da tantissimi anni. A fare da contrappunto, con effetto di studiato contrasto, il jardin d’hiver alla sommità del palazzo, costituito da una luminosa serra-salotto circondata dal giardino esterno, quasi certamente il più alto della città. I due livelli si sviluppano come prima, su una superficie complessiva di 430 metri quadrati.

Ed allora “Ama l’amaro”, questa interessante esplorazione visiva e gustativa nel mondo dell’amaro per ispirare consumatori, bartender e chef, si inserisce con lo scopo di far prendere coscienza della miriade di ingredienti amari, e quindi di innumerevoli possibilità di combinarli in modo creativo che, specie ora, anche la gioventù ricerca.

Così dalle parole ai fatti i bicchieri si sono riempiti di un cocktail che è alla vigilia dei 100 anni, è il cocktail italiano più famoso al mondo, per tradizione legato ai bar fiorentini di inizio Novecento e rimasto fedele a sé stesso nell’arco dell’intero secolo fino ad oggi.

Leggenda o verità? Sembra che il conte Camillo Negroni, personaggio eclettico della nobiltà fiorentina, in un giorno imprecisato del 1919 avesse chiesto al “bar tender” un tempo semplice amico, Fosco Scarselli della drogheria e profumeria Casoni (nel 1932 diventerà Giacosa) in via de’ Tornabuoni, di “irrobustire” il solito Americano, cocktail molto di moda all’epoca a base di vermouth, bitter e soda, quindi con un’aggiunta di gin si rafforzava il grado alcolico senza cambiarne il colore, ma il ginepro inseriva il suo sapore aromatico e amaricante.

Allora perché non rielaborare e riportare alla conoscenza, specie tra i giovani, con l’aggiunta della coscienza di un bere consapevole, l’amaro che genera l’amaro. Infatti cresce con la cultura del caffè nero forte, degli amari digestivi e quindi è proprio qui che più facilmente si sviluppa l’abitudine a questo gusto. Inoltre anche la nostra cucina utilizza da sempre prodotti naturali amari: olio extravergine di oliva, radicchio, basilico e rosmarino, mandorle amare. L’amarezza è un gusto “semplice” per gli italiani, già conosciuto. Questo sapore, inoltre, è una qualità intrinseca all’aperitivo perché pensato per stimolare l’appetito. È così che la lunga tradizione dell’aperitivo in Italia è inscindibile da drink amari come il MARTINI Negroni. Questa è un’abitudine consolidata nel nostro Paese, ma solo ora si sta diffondendo anche in Europa. Qui è più recente l’interesse verso gli alimenti vegetali, da cui deriva una grande parte dei sapori amari del mondo.

A combinare con il Negroni, in questa serata particolare, una chicca preparata apposta da La Perla di Torino. “L’amaro è un sentore fondamentale nel cioccolato” commenta Valentina Arzilli, direttore marketing dell’azienda La Perla di Torino “E’ per questo che il nostro pastry chef Filippo Novelli ha creato un tartufo fatto di massa di cacao dell’Uganda, Fava di cacao dal Guatemala e nocciola trilobata che si abbina per assonanza di sentori con il cocktail MARTINI Negroni. Un tartufo dai sentori amaricanti e acidi e con una lunghissima persistenza retrolfattiva di caldo aroma di cacao. Il palato rimane pulitissimo. Un pairing in grado di esaltare al meglio le caratteristiche organolettiche del drink.”

Ed allora alziamo un calice preparato dai bartender di Rita, con il Grandi vedute, come quelle che ci offre questa location, composto da Martini Riserva Special Ambrato, Martini Riserva Speciale Rubino, Liquore Amara, Ginger Ale. Leggermente amaricante, ma fresco e… buona serata a tutti!

 

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