Oggi ci soffermiamo sul Marzemino, tanto caro al grande Mozart che ne tesse le lodi nel Don Giovanni, uno dei vitigni bandiera non solo del Trentino del Veneto e del Friuli, ma in Lombardia di un piccolo fazzoletto di terra,  il Montenetto, zona di produzione vinicola della Provincia di Brescia che è stata protagonista di un’altra iniziativa della Porta del Vino, la “casa milanese” del Movimento Turismo del Vino Lombardo in Piazza Cinque Giornate che ha aperto le sue porte ai vini di questa zona dal 18 al 23 febbraio.

Nei comuni della provincia di Brescia: Azzano Mella, Borgosatollo, Capriano del Colle, Castenedolo, Flero e Poncarale e proprio quest’ultimo, assieme a Capriano del Colle, che hanno origini latine dove già all’epoca era presente una grande coltivazione di uve quando a quel tempo il territorio del Monte Netto era un’unica grande zona paludosa poco propensa all’insediamento umano, ma con la bonifica del territorio si diede avvio al popolamento dell’area.

La vite venne usata a lungo quasi esclusivamente come pianta medicinale, poiché si credeva che il vino potesse curare la pellagra, malattia causata dal mancato assorbimento delle vitamine e frequente tra le popolazioni che facevano uso esclusivo di sorgo o mais come alimento base, una grave piaga per l’intera zona in questione. Per questo motivo vi erano vitigni anche in terreni non idonei alla coltivazione della vite. Alla fine dell’Ottocento anche questa zona subì l’arrivo della fillossera, insetto che fece morire la pianta della vite che riprese a diffondersi durante tutto il Novecento.

Solo 133 metri per questa altura Monte Netto, che monte non è, ma è un altopiano formato da terreni calcareo argillosi, piuttosto largo e creatasi per un movimento sotterraneo durante le glaciazioni, nei territori comunali di Capriano del Colle e di Poncarale, dove insiste la poco conosciuta Doc Capriano del Colle.

Si tratta di una zona poco mutata dagli interventi umani e quindi ancora integra nella sua essenza, tutelata in quanto parco regionale, dove – data la scarsità di acque – si trovano coltivazioni di vigneti e poco altro. Ma veniamo al Capriano del Colle Doc Marzemino, recente novità introdotta con la modifica del disciplinare nel 2011, ed è il vino più rappresentativo del territorio e deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti di Marzemino al 100%. Oltre a questo ecco quindi il Montenetto di Brescia IGT.

Una piccola zona con due linee di prodotto che forse a breve prenderanno una sola denominazione per non confondere i non addetti, ma solo appassionati ed arrivare a Montenetto Doc, non un semplice cambio di nome. Lo scopo è uniformare e arrivare alla nuova denominazione con un’operazione che coinvolga anche altri Consorzi bresciani, come Garda e Botticino.

Quindi per ora abbiamo gustato il Capriano del Colle DOC Bianco e Bianco Superiore, formato daTrebbiano di Soave o Trebbiano di Lugana e/o Trebbiano Toscano per almeno il 60% di cui il Superiore deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno dodici mesi, anche in botti di legno. Il suo colore giallo paglierino e i profumi delicati floreali e gradevoli abbinati ad un gusto secco, sapido e strutturato ci hanno reso la degustazione interessante.

Il Capriano del Colle Doc Marzeminoottenuto dalle uve provenienti dai vigneti di Marzemino al 100%. Lo abbiamo gustato e ne abbiamo notato il grande equilibrio, l’eleganza, e la morbidezza con il suo profumo fruttato.

Il Capriano del Colle DOC Rosso, è ottenuto dal sapiente uvaggio di Marzemino, localmente denominato Berzemino (min. 40%), Merlot (min. 20%), Sangiovese (min. 10%), dal quale nasce un vino delicato, morbido e di buon corpo.

Il Montenetto di Brescia IGT, ed i suoi 23 associati, ha invece per il Bianco: Chardonnay, Pinot bianco, Trebbiano, per il Rosso: Marzemino, Barbera, Cabernet, Merlot, Sangiovese.

L’attuale Consorzio Montenetto nasce nel 1999 – compirà quindi 20 anni tra pochi mesi – come Consorzio Capriano del Colle. Oggi tutela le denominazioni Montenetto di Brescia IGT e Capriano del Colle DOC, raggruppando 23 aziende sui territori di 6 Comuni.

Che dire di questi approfondimenti a La Porta del Vino di Milano, un’idea per poter gustare e non solo le varie piccole e grandi aziende dei vini lombardi che per ora si sono susseguiti da il Consorzio della Valcalepio, al Consorzio del San Martino della Battaglia, alle diverse tipologie del Pinot Nero. Ringraziando il lavoro di ricerca e presentazione di chi come Carlo Pietrasanta, Vicepresidente del Movimento Turismo del Vino Lombardo e motore della Porta del Vino, cercano di fare per la conoscenza della ricchissima produzione vitivinicola di altissima qualità, anche nelle sue zone meno note.

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