Specialmente la domenica, quando si ha più tempo da dedicare a  noi stessi, la prima colazione diventa momento di piacere oltre che di buon risveglio, ma deve diventare una regola di vita visto che, a detta di tutti, nutrizionisti compresi, è il pasto più importante della giornata. Non parliamo poi quando si va in vacanza e purtroppo troppo spesso si incontra una colazione continentale, se non basica.

Questo momento ha grande rilevanza dal punto di vista psicologico e salutistico diventa, in una struttura turistica, un servizio fondamentale da cui dipende la soddisfazione degli ospiti, che ne serbano il ricordo, e che andrà a influenzare le recensioni e l’intenzione al ritorno. Una prima colazione curata diventa strategia di differenziazione, raccomandata proprio per le caratteristiche intrinseche di unicità. Ecco allora che anche da ricerche fatte, la maggior parte dei turisti italiani è molto interessato a trovare una prima colazione a base di prodotti e ricette ancor meglio del territorio come emerge dal RAPPORTO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO 2019 di Roberta Garibaldi che spiega: “si tratta di un dato importante che non solo certifica l’importanza di questo pasto anche nel corso del viaggio, ma che può diventare un forte elemento di attenzione e differenziazione per le strutture ricettive”.

Infatti si opta per un costo superiore se la prima colazione è ricca di prodotti e ricette del territorio. I dati dicono che il 63% sarebbe disposto a pagare 2/3 Euro in più pur di avere questa possibilità, e il 43% fino a 5 Euro. Interesse che cresce per i turisti enogastronomici: l’87% di coloro che, negli ultimi tre anni, hanno svolto un viaggio con motivazione enogastronomica vorrebbe avere la possibilità di degustare prodotti e ricette del territorio nel corso di questo pasto, il 75% pagherebbe senza problemi una maggiorazione di 2/3 Euro (a persona) mentre il 56% fino a 5 Euro.

La gran parte dei clienti degli alberghi accede alla prima colazione e questa esperienza può essere l’ultimo vissuto prima della partenza influenzando il giudizio di un cliente. La prima colazione, infatti, è presente in oltre il 70% delle recensioni. Puntare su una prima colazione a base di prodotti locali può diventare un elemento di vantaggio competitivo per le strutture poiché in grado di trasmettere la stretta connessione con il territorio e il rispetto per l’etica e le problematiche socio-ambientali. Inoltre, consente all’ospite di sentirsi realmente coinvolto nell’ambiente locale.

All’estero, questa tendenza è molto più in uso che da noi dove invece si gioca su prodotti classici, internazionali, in Grecia, ad esempio, è possibile scoprire la gastronomia tipica facendo colazione in hotel. Grazie al programma “Greek Breakfast”, iniziativa promossa dalla Hellenic Chambers of Hotels, gli ospiti delle strutture che aderiscono all’iniziativa possono iniziare la giornata gustando prodotti sani e genuini tipici della gastronomia greca, conoscere la loro storia e quella dei loro produttori, e scoprire le ricette di piatti locali. Il programma, attivo dal 2010, ha l’obiettivo di fare entrare in contatto i turisti con alcuni tra i prodotti al centro della dieta mediterranea.

Così pure nell’isola di Cipro dove è stato avviato negli ultimi anni il progetto “Cyprus Breakfast”: uno strumento di marketing e promozione a supporto dell’industria turistica che mira a migliorare il carattere tradizionale e locale della colazione offerta dagli hotel che aderiscono al fine di creare valore aggiunto. Questo obiettivo è perseguito grazie all’inserimento di piatti e prodotti che sono identificati come autentici, tradizionali e/o appartenenti alla dieta mediterranea.

Noi forse lo ritroviamo in qualche località dell’Alto Adige che già dal pane ci pone in tavola prodotti tipici. Ma se guardiamo la storia di questo nostro primo pasto vediamo quanto è cambiato nel corso dei decenni.

Una svolta storica è stata la prima guerra mondiale durante la quale la vita militare ha omologato le abitudini. Ai soldati venivano distribuiti latte, caffè e gallette e cioccolato, ingredienti che sopravviveranno al conflitto, perché nell’Italia contadina degli anni ’50 si parlava semplicemente di latte o zuppa di latte, oltretutto si faceva colazione a metà mattina, dopo ore di lavoro e poi nulla fino a sera.

Al cinema quando girava ‘Poveri ma belli’, il menu della colazione era: pane raffermo, un residuo di polenta, un tocchetto di aringa, una fettina di salame, un pezzetto di formaggio, quel che restava della zuppa o della pastasciutta. Solo alcuni si permettevano l’apporto di nutrienti, e di una prima colazione dolce.

Col miracolo economico arrivano i croissant, biscotti, burro, fette biscottate, cereali, creme spalmabili, marmellata, miele, frutta, yogurt, fiocchi, merendine. Di questa mutazione diventa simbolo il caffè: se fino agli anni ’50 era considerato un bene di lusso da offrire agli ospiti, 10 anni dopo diventa la bevanda più presente nella tavola degli italiani a colazione.

Negli anni ’60 arrivano sulle tavole della prima colazione anche i primi prodotti da forno confezionati. E nel 1964 viene inventata la più celebre crema spalmabile alla nocciola. Anche la marmellata, prima prodotta solamente in casa, comincia a diffondersi come prodotto confezionato legato alla prima colazione, insieme a vari prodotti solubili da mettere nel latte, come l’orzo, il caffè e, soprattutto per i per i bambini, il cacao e così la colazione diventa dolce.

Parte negli anni 70 la colazione salutista, l‘light’. Entrano d’uso comune le fette biscottate che prima avevano una diffusione assai limitata e d’uso sempre più comune in affiancamento al pane e fa la sua comparsa lo yogurt, all’inizio come prodotto di nicchia. Passando agli anni 80 ecco il desidero di nuove frontiere che vengono dagli Stati Uniti con la diffusione dei fiocchi di cereali, i cornflakes, poi arrivano prodotti salutistici realizzati con fibre, crusca, avena, e muesli. I prodotti dolci aumentano del 36% e la pubblicità comincia a svolgere un ruolo chiave.

Sempre in evoluzione, ma non legata al territorio, nella seconda metà degli anni 90 affiora la domanda di salute (si conia il termine wellness ed esplode la moda del fitness), con conseguente diffusione di prodotti integrali, dai biscotti con basso contenuto di grasso (presenti anche prima, ma molto meno diffusi) alle fette biscottate integrali, al pane nero. Ma purtroppo l’indagine dell’Osservatorio Aidepi/Doxa, ancora oggi segnala ben 7 milioni di italiani che saltano il primo pasto della giornata.

Ora poi che molti hanno bisogni specifici, legati ad intolleranze, a loro una particolare colazione va dedicata, come vegetariani, vegani, celiaci, intolleranti al lattosio o persone che seguono i dettami di una religione in campo alimentare. Ecco quindi che non solo a casa, ma fuori, si può conquistare e fidelizzare questa fascia di mercato, creando delle isole in cui sono previsti prodotti in linea con i loro desiderata. Ma soprattutto va comunicata la disponibilità e la capacità di soddisfare al meglio questa domanda e narrare gli alimenti esposti nei buffet della colazione, specie quelli del territorio.

Quindi, ritornando alla prima colazione in Hotel, sono questi i punti chiave che danno maggior valore alle nostre experiences quando si è in vacanza e quindi alla nostra vita.

Andando a sentire Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi «Nell’offerta alberghiera oltre all’accomodation, il breakfast viene interpretato sempre più come un momento importante sia per i viaggiatori business sia per quelli leisure. Indipendentemente dalla destinazione e anche quando ha fretta, il cliente riserva un occhio attento non solo alla sala colazioni e alla sua decorazione, ma soprattutto alla “mise en valeur” di quello che viene proposto. Va inoltre sottolineato il fatto che anche chi è abituato a casa propria a una colazione “continentale”, quando è in albergo ama scoprire specialità salate, succhi, centrifughe e apprezza l’opportunità di poter scegliere tra proposte non abituali. Di grande appeal anche la presenza di un “angolo salutista”, ma che non comunichi un’impressione di tristezza, come spesso è avvenuto in passato».

Se ritorniamo ai tempi dei nostri nonni, con tutte le meraviglie che i produttori offrono nel panorama della agricoltura e gastronomia, si possono avere colazioni più legate al territorio per meglio unire la gastronomia al turismo, perché è questo il nostro oro nero, il nostro petrolio, il turismo e la nostra cucina, per cui il ministro Centinaio ha eletto i cuochi, gli ambasciatori del “made in Italy”!

 

 

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