Ci riferiamo ad un cocktail italiano noto nel mondo: il Negroni che compie centanni!

La sua storia è ben nota e legata ad un viveur come il conte Negroni che nella bella Firenze, in una calda primavera del 1919, per rifarsi delle tristezze del periodo, lutti della Grande Guerra e della Spagnola, aveva voluto darsi uno stimolo in più ed aveva fatto modificare il suo classico aperitivo, l’americano, con un’aggiunta di Gin. Così nel Caffè Casoni il barista Fosco Scarselli sostituì il seltz con una spruzzata di gin e aggiunse una fetta di arancio come decorazione all’interno di un bicchiere, tumbler basso.

In breve tempo divenne uno degli aperitivi più amati e ordinati a livello mondiale, non solo in quel caffè di via Tornabuoni dove i clienti chiedevano l’Americano al modo del Conte Negroni, che dappertutto e in breve diventò il Negroni.

Gli anni del maggior successo chiaramente giunsero tra il primo dopoguerra e il decennio successivo, quello della Dolce Vita. Orson Welles, nel 1947 è a Roma e scrive a un giornale americano raccontando del Negronis: “Il bitter è eccellente per il fegato, il gin gli fa male. Insieme si equilibrano”. Nel 1950 Ernest Hemingway cita il Negroni nel romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi. E lo scrittore Ian Fleming lo sostituisce al celebre Vesper Martini di James Bond nel racconto Risiko, parte dell’opera For your eyes only, nelle sale cinematografiche fa capolino nel film La primavera romana della signora Stone del 1961, tratto dalla novella di Tennessee Williams, dove la protagonista si abbandona a un “magnifico Negroni per dimenticare e aprirsi ai giovani amori”.

In occasione del centenario ecco nasce un trittico che viene proposto: OSCAR697, GIASS e GOD SAVE THE FOOD.

God Save the Negroni è un progetto diviso in 4 serate che vede protagonista proprio il Negroni, ma in una veste un po’ particolare perché oltre ad essere shakerato, e non mescolato come vorrebbe la ricetta originale, si può gustare in pratiche mono porzioni “on the go”. Infatti ora hanno imbottigliato il Negroni. Da consumare responsabilmente come sempre.

Il Gin Giass, che fa parte del trittico, è la risultante del legame tra cinque amici e la condivisione del momento dell’aperitivo. Strano modo di comporlo, ma la formula del primo London Dry Gin di Milano è: spirito artigianale, frutto della voglia di unire diversi elementi come, in una sospensione stabile 18 botaniche che si intrecciano con leggerezza con una solida base classica composta da ginepro, coriandolo e angelica permettendo alle altre botaniche la possibilità di esprimere le loro caratteristiche. Il processo di essicazione naturale è a bassa temperatura, mentre l’anima citrata è affidata alla verbena citrus, al cardamomo e alla melissa. Cassia e timo, infine, strutturano il comparto delle note legnose.

Un nuovo brand di Vermouth OSCAR.697, nato nel 2013 da Stefano Di Dio, vede per il rosso come base di partenza il vino Trebbiano di Romagna, mentre il bianco e il dry hanno ricette diverse come lo definiscono i diversi numeri, il Rosso è la n°697, Il Bianco la n°773 e l’Extra Dry è la n°771.

Si aggiunge il terzo elemento, il God Save the Food che nasce nel 2011 dalla volontà di creare luoghi curati nell’estetica, contemporanei nell’animo e praticamente sempre aperti. Il fulcro è la cucina a vista e sempre aperta e con piatti da assaporare giorno dopo giorno per gli ospiti che quotidianamente desiderano incontrarsi, anche solo per un veloce caffè e brioches o perché in cerca di spazi dove lavorare al proprio pc bevendo un salutare succo il pomeriggio, ecco allora God Save The Food, che significa semplicità, qualità e accoglienza, ed a Milano per ora ce ne sono quattro locali nei quartieri di Tortona, Brera, Piave/Porta Venezia e l’ultimo nato al piano -1 di Rinascente – Duomo, con un servizio catering per eventi e feste private ed un foodtruck per portare God Save the Food in giro per l’Italia. Buon Drink!

 

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