Siamo andati oltre purtroppo a No psicosi da virus: #siamocinesi

Nella seconda settimana di febbraio quando la notizia arrivata dalla Cina dove il Cironavirus cinese nel Dicembre 2019 fa la sua prima comparsa a Wuhan, metropoli da 11 milioni di abitanti, capoluogo della provincia di Hubei, dando il via a quella che nel giro di poche settimane è diventata un’epidemia in grado di varcare i confini nazionali, al Jubin di Milano, ristorante sito in Paolo Sarpi quartiere cinese della metropoli lombarda, era andata in scena una cena “antivirus”, organizzata da Italia a Tavola e da Euro-Toques per lanciare un segnale contro la psicosi da questa “peste”.

La direttrice dell’ufficio consolare cinese a Milano Lei Cai e tanti cuochi presenti, tra cui il presidente Euro-Toques Italia e International Enrico Derflingher era stato lanciato l’hashtag #siamocinesi per contrastare la psicosi da contagio che stava penalizzando, ma non piegando, il mondo Horeca. In particolare quello made in China.

Era un’esortazione fatta insieme ai cuochi di Euro-Toques che il 12 febbraio si è trasformata in un abbraccio collettivo, non solo simbolico. Oltre ai cuochi avevano aderito giornalisti che potevano far passare il messaggio per abbattere paure infondate e cercare di mantenere un clima di civiltà.

Purtroppo poi per  il dilagare comunicato dalla televisione minuto per minuto dell’espandersi in Lombardia, a Codogno, Casalpusterlengo, Lodi, quindi a pochi chilometri dalla gran Milan, il problema aveva assunto una tale enormità che oggi 29 febbraio – i decessi per Coronavirus sono oltre 2.900, più di 85mila i contagi. In Italia sono oltre 800 i contagiati secondo l’ultimo bilancio della Protezione civile, di cui 383 certificati dall’Istituto superiore di sanità. Ventuno i morti con coronavirus, anziani e con patologie pregresse. Questi ultimi numeri della epidemia globale che ormai aveva raggiunto altri Paesi dell’Europa e varcati i confini degli oceani.

Il sapere troppo e spesso, non in modo sempre corretto, ha creato un tale macello con le quarantene (come quelle per la peste, in Milano nel 1630 e come scrisse il Manzoni nei Promessi Sposi al capitolo 31 “La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”.

 

Testo purtroppo attualissimo, dentro quelle pagine c’è già tutto quel che succede ora, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria.

E come ha ben spiegato il preside del Liceo scientifico Alessandro Volta di Milano, Domenico Squillace, nella lettera inviata ai suoi studenti nel periodo in cui le scuole sono forzatamente chiuse a causa dell’emergenza Coronavirus, di leggere gli insegnamenti di due che hanno scritto “Da Manzoni e forse ancor di più da Giovanni Boccaccio”, il cui Decamerone è ambientato proprio in un luogo di quarantena durante l’epidemia di peste a Firenze.

Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo –  scrive Squillace – noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità“.

Ed allora un invito a non lasciarsi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale seguendo quelle regole d’igiene che possiamo avere più facilmente rispetto a quei lontani tempi.

Prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, per avere le mascherine che sono più utili a chi è malato e pur cercando di mantenere le precauzioni impartiteci da chi ne sa veramente, l’epidemia da Coronavirus non deve toglierci la razionalità. Ora la velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è causa del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente, riprendiamo con calma allora il nostro modo di vivere.

La nostra economia sta prendendo una tale botta che il Covid19 non potrà fare altrettanto, centinaia di ristoranti dovranno chiudere per mancato guadagno, aziende chiuse non potranno sostenersi solo con il smartworking, Federturismo dichiara che solo dalle gite, un danno da 316 milioni. Agis: in una settimana persi 10 milioni di euro. Confesercenti: a rischio 60 mila posti di lavoro, pericolo chiusura per 15 mila imprese!

E il danno d’immagine nei confronti dei Paesi da cui arrivavano i turisti? Anche se ora che si propaga un po’ dappertutto… ma del turismo che contava Pari a 223,2 miliardi di euro… cosa ne sarà se Venezia è deserta e le prenotazioni non si sa più cosa sono, i ristoranti sono vuoti e….?

Quindi riprendiamo la nostra vita pur con accortezza, rifrequentiamo tranquilli i ristoranti e i bar, sembra che ci diano ancora una settimana di chiusura delle scuole e poi… viviamo la vita!

 

 

 

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