Era il 29 ottobre 2018 quando al primo evento di Chef in Green al Castello di Tolcinasco, Pieve Emanuele, ho avuto il piacere di conoscere Cristian Lodi, bartender e titolare di un locale in  il “Milord” in piazza Bernini, zona Città Studi a Milano.

È stato un vero piacere assistere alla sua esibizione quando preparava con gesti dal preciso all’atletico e al circense il cocktail che aveva proposto in Club House.

Ne ho conosciuti, nel mio passato di degustatore di sigari e distillati, e mi hanno sempre affascinato, ed ora sono sempre più alla moda. L’estate è la stagione in cui si scatenano nel preparare cocktail e long drink e ne esistono tanti, sia nuovi che classici. Da quelli dissetanti a quelli colorati o extra strong; il risultato è sempre frutto di ingredienti scelti e mixati con tecniche speciali. Alla fine il cocktail deve piacere innanzitutto, ma vederlo fare può essere uno spettacolo. Ed è quello, un vero spettacolo, che Cristian ci ha offerto quel giorno, ha coinvolto golfisti chef presenti alla preparazione.

Negli ultimi tempi si stanno confrontando due tendenze ben distinte nella preparazione dei mix. Da una parte ci sono i Flair Bartender e dall’altra i Mixologist venuti alla ribalta anche grazie all’omonima trasmissione televisiva.

La loro particolarità è la tecnica con cui versano gli ingredienti nelle speciali bottiglie da cocktail. Li mixano con movimenti quasi acrobatici sempre più arditi degli shaker; trasformando in vero e proprio intrattenimento la preparazione di quello che, alla fine, deve essere sempre un cocktail di qualità.

Il Flair è diventata una vera disciplina per la quale si organizzano contest di livello mondiale. Questo professionista punta a ricreare uno spettacolo per intrattenere il cliente.

Allora abbiamo chiesto a Cristian come è arrivato a questo suo spazio milanese se è tutto partito dalla vittoria della manifestazione organizzata dal mio amico Danilo Bellucci, il Challenge on Ice 2018 con il drink “Erano…”

Cristian Lodi, trentatré anni, è dal 2013 patron di Milord insieme a Francesco Monteleone e racconta la sua storia con orgoglio e un pizzico di fierezza.

Prima di approdare a questo mondo, ho lavorato per molti anni come agente immobiliare. Il mio percorso da bartender è cominciato anni fa seguendo il mio primo corso presso la Campari Academy nel 2014, completando poi la mia formazione in Planet One. Dopo varie soddisfazioni in competizioni già dal 2017 ho continuato con fiducia perché è sempre bello mettersi alla prova a livello personale nella sfida con se stessi, ma è altrettanto stimolante confrontarsi con altri professionisti del settore. Sono un momento di aggregazione e di nuove conoscenze dalle quali trarre ispirazione e consapevolezza.”

Nel 2014 ero operativo al bancone ma non ero soddisfatto di come si lavorava, volevo dire la mia, non essere soltanto dietro le quinte. Via i panni dell’agente immobiliare, su le maniche e il grembiule della Campari Academy dove mi sono formato e con la quale continuo a collaborare per dimostrazioni e eventi”.

“Proprio in Academy incontro quello che ritengo il mio primo maestro, Mattia Corunto, oggi impegnato con l’accademia PlanetOne. Gli devo molto. Chiudevamo tardissimo al venerdì, e al sabato mattina ci rivedevamo per preparazioni, studiare, preparare gare. Mi ha fatto crescere.” 

“Nel locale che, pur essendo decentrato dalla zona classica della movida milanese, diamo un’offerta interessante e poi c’è la passione dello staff! Il nostro motto, infatti, è “Smile&Cocktail”: perché se è vero che la qualità del prodotto è importante, in generale, lo è ancora di più la capacità del personale di far sentire il cliente a proprio agio offrendogli la possibilità di vivere un’esperienza su misura. Altro punto di forza del Milord, visto il successo ottenuto, è la crescente affermazione della carta dei Signature Cocktail. Cocktail pensati per il cliente, seguiamo le annotazioni che ci lasciano per essere sempre più in accordo con i loro gusti ed i nostri.”

Ma allora cosa rappresenta per te un drink

“Dietro a ogni nostro cocktail c’è una storia da raccontare capace di affascinare i nostri clienti. Alla base di un ogni nuovo drink ci sono le materie prime e la capacità del bartender di esprimerle al meglio secondo la propria visione, ricercando nuovi profumi e sapori. Per fare questo, studio e ricerca della materia prima sono fondamentali. Con uno sguardo più attento alle esigenze del cliente, nel pensare a uno nuovo cocktail bisogna sempre tener presente che la nostra ricerca deve soddisfare vista, olfatto e gusto per raggiungere il coinvolgimento emotivo da parte di chi poi lo degusterà!”

Nel tuo locale però hai anche dei piatti visto che la tua apertura inizia al mattino sino alle 2 di notte.

“Già poiché il gusto è un elemento soggettivo, specie sui drink, si può creare un buon drink, dove le varie componenti sono bilanciate e armoniose tra di loro, ma non c’è nulla che possa decretare la perfezione in un cocktail, ma non basta quindi ecco che noi proponiamo nel lounge bar piatti che ben si calibrano offrendo quindi un’amplia possibilità ai nostri clienti”.

“Etica del lavoro e orizzonti ampi, per avvicinarsi alla platea più varia sempre all’insegna della qualità. Bitter, Tiki o il suo Americano (“Il mio preferito, un aperitivo perfetto con un equilibrio introvabile”): al Milord si parla la lingua della miscelazione moderna, pur consapevoli che ci vorrà del tempo.”

Culturalmente forse siamo ancora un po’ indietro nel bere bene, ma stiamo lavorando bene. Qui abbiamo un potenziale enorme, abbiamo progetti di food pairing, degustazioni, abbinamenti territoriali. Serve essere pazienti e cercare di avere un approccio educativo”.

Lo slancio verso il cambiamento è palese nelle drink list del locale: l’ultima era fatta da una serie di pittoreschi necrologi che annunciavano la dipartita dei drink da dimenticare, con energy drink o distillati indicibili. L’ultima è invece una serie di polaroid che colorano agende scritte a mano, come diari che parlano di futuro.

Ed ora con questo macello cosa pensi di fare appena ci sarà la possibilità?

“Stiamo pensando di attrezzarci per effettuare di take away e delivery, all’interno del locale sostanzialmente non cambierà nulla se non la disposizione dei tavoli e ci sarà una persona fissa all’ingresso a gestire flusso e deflusso delle persone.”

Bene allora appena anche Chef in Green potrà riaprire ti aspettiamo per un altro tuo spettacolo!


“Conte Negroni sul sofà”

questa è la ricetta del drink che avevo preparato in occasione della mia partecipazione a “Chef in Green!

Ingredienti

– 1,5 cl sciroppo alla camomilla

3 cl Gin

infuso ai frutti rossi e karkadè

3 cl Bitter Campari

3 cl Vermouth Cinzano rosso 1757

La tecnica utilizzata per la preparazione del “Conte Negroni sul sofà” è il throwing, questa tecnica consiste nell’avere 1 tin con ghiaccio e il julep strainer e un altro ½ tin invece vuoto.

Andremo ad inserire tutti gli ingredienti nel tin con ghiaccio fino a ¾ e il julep strainer, da qui inizierà il raffreddamento dei liquidi, il 2° passaggio sarà queòllo di “lanciare il liquido nel ½ tin vuoto. Ripetere l’operazione 5-6 volte fino ad ottenere il raffreddamento,la diluizione e l’ossigenazione desiderata.


E noi invece lo abbiamo visto così in quel tardo pomeriggio, quando ormai la gara di golf era finita, gli chef si preparavano alla cena, e anche gli ospiti ed i giornalisti presenti erano attenti allo spettacolo diverso che gli si offriva in Club House.

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