«Sai mi ricorda tanto quei ristoranti di una volta, ricavati d un appartamento, con una sala dietro l’altra…»
«Beh difatti questo “Locatelli” a Milano in Via Manfredo Camperio, 15, si ricollega non certo per struttura interna, ne per posizione geografica, ma per storia al ristorante “Il Verdi” di piazza Mirabello, qui abbiamo cercato di raccogliere nel suo piccolo quel fascino dell’antico».
Era 12 aprile 2017 quando chiudeva definitivamente i battenti lo storico ristorante «Il Verdi» di piazza Mirabello, dopo quasi quarant’anni e centinaia di personaggi famosi seduti al tavolo, come i giornali del tempo ricordano. Alcuni di passaggio, altri diventati nel tempo clienti abituali, tra gli altri il sindaco Beppe Sala, i Moratti, calciatori come Paolo Maldini e Pippo Inzaghi, Ornella Vanoni, Margherita Buy e Gabriele Salvatores; ancora Corrado Passera e Giulio Tremonti, economisti come Mario Draghi, Gianni Versace e Diego Della Valle. E poi l’architetto Vittorio Gregotti, Veronica Lario con i figli. Si con la clientela della maggioranza dei vecchi ristoranti in cui la cultura del cibo era legata ai piatti tradizionali milanesi.
Corrado Bonacasa, il fondatore originario di Il Verdi, raccontava aneddoti e ricordava quel giorno – il 15 dicembre 1981 – in cui il locale era stato inaugurato. «Fu un successo inaspettato e incredibile. C’era talmente tanta gente, anche assiepata fuori, che il traffico venne bloccato — sospira, già con un po’ di malinconia —. Aimo, il famoso chef che considero un maestro, era mio amico e venne invitato come ospite, ma vista la quantità di avventori, si mise il grembiule e entrò in cucina, a dare una mano, sfornando un risotto buonissimo per tutti».
A cambiar le cose l’arrivo nel 1992 di un altro socio, Andrea Locatelli, che del ristorante divenne anche direttore e diede nuovo impulso all’attività. Il successo continuò con un menù rinnovato e con l’attività di catering e consegna a domicilio.

A Milano nel 1992 l’elegante, di classe, tradizionale, ma anche friendly e attento all’innovazione vede “Il Verdi” come uno dei principali punti di riferimento della cucina milanese.

Andrea Locatelli se ne innamora e, dopo esserne stato il più giovane direttore, entra in società. Sotto la sua direzione il locale cresce mantenendo intatti proposta e stile. Poi… l’intuizione.
Facendo proprie le caratteristiche che lo avevano reso celebre, Andrea decide di riproporre lo “stile verdiano” anche a casa, per privati e non, attraverso un servizio di catering ad hoc con una fortissima brand awareness.

È il 2017 che termina la parentesi verdiana e Andrea decide di trasferire il suo know-how all’intero settore del food service tramite consulenze specifiche e strutturate che hanno consentito il lancio o rilancio di diversi locali.

Nel gennaio 2020 apre Locatelli Srl con l’obiettivo di fare advisoring di alto livello, nell’intero processo del food service, con un gruppo di lavoro eterogeneo unendo comunicazione e marketing applicandoli alla ristorazione.

Come si legge sul loro sito ecco che la voglia di un ristorante pur diverso, ma sempre centrale in Milano, spunta in quella viuzza parallela a via Dante e così nasce Locatelli Milano, un ristorante di cucina italiana che offre una proposta basata sull’originalità, ma con un occhio rivolto alla tradizione e alle usanze della cucina regionale; dove il cliente e il servizio trovano uno spazio importante.

Classe 1989 Federico Trobbiani segue Andrea nella nuova location milanese. Lui è passato dalla periferia milanese alle cucine degli hotel di lusso del centro di Milano per poi inserirsi nei ristoranti come l’Antica Trattoria Monluè ed ovviamente Il Verdi.

Nel 2018 è entrato nel gruppo Buon Gusto Srl, continuando a occuparsi di Catering Chef a domicilio e di consulenza per nuove e vecchie start-up della piccola e grande ristorazione.

Una serie di fattori sono anche alla base del successo dell’ormai storica collaborazione tra Andrea e Federico che, attraverso il loro lavoro, sono in grado di esaltare i prodotti sino a elementi shock, come la pizza liquida o la ricerca di rifare un piatto, ma mantenendone i classici ingredienti, ma non scomponendolo, anzi legandolo quasi subdolamente.

La pandemia li ha colti a poco dall’apertura, ma non si sono persi d’animo, la loro storia di catering li ha solo portati a ricercare la consegna che hanno scelto di fare direttamente per una maggior sicurezza nel portare ai loro clienti il piatto come se l’avessero mangiato, con le gambe sotto il tavolo del ristorante.

Ora purtroppo la cosa si ripete, ma sono già rodati e quindi stanno studiando di abbinare anche una piccola gastronomia.

Ma come l’ho conosciuto Federico? Gia non nella mia solita maniera a Identità Golose o a qualche Fiera ma, avendo bisogno di uno chef che sapesse fare un piatto usando il Riso Ruono Artemide, e lui era cliente di Cristina Brizzolari di La Mondina di Casalbeltrame  e quindi abituato a cuocerlo, mi sono informata e dopo una telefonata sono andata a conoscerlo.

Bel ragazzo, non mi lascio mai sfuggire gli occhi delle persone che incontro specie ora con la mascherina, è quello che “salta agli occhi”!

In un balzo l’ho portato ai nostri eventi Chef in Green, l’ultimo del 2020 a Milano, al Golf Tolcinasco dove, secondo una variante del format doveva esserci un piatto all’ora di pranzo servito prima dell’inizio della gara. Allora mentre Federico, milanese, preparava il suo Riso al Salto ai sapori d’autunno, con Riso Buono Artemide, Carlo Zarri, piemontese, cucinava a vista dei commensali il suo Riso Testa Baldo Riserva mantecato all’Eli Brut, Metodo Classico di Cantina L’Autin, pure piemontese.

Avremmo dovuto rifare un evento il 9 novembre, ma il giorno prima della serrata per la Lombardia, sono andata a ringraziarlo e spero poter ripetere e gustare una cena appena sarà possibile in quanto il piatto assaggiato, Tortelli di tutto zucca, dove il fondino che porta un colore verde scuro è il ricavato della buccia della zucca mantovana e i semi sono stati utilizzati per dare la croccantezza, mi è piaciuto proprio.

Ho chiesto un suo altro piatto a cui è affezionato e mi ha descritto il salmone in crosta di cevice peruviana, ricoperta da una cera di riso (serve per cuocere). Termina il piatto con la cipolla di Tropea, patata dolce, polvere di limoncina e pop corns di quinoa!

Beh! capite bene che sono curiosa.

 

 

 

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